Il Cavaliere in campo, le Procure all’ attacco

Ricevo e pubblico.
Gli attacchi della magistratura al Cavaliere non sono una novità: ecco perchè
di Francesco Roccasalva


“L’ Italia è il paese che amo.” Cominciava così il messaggio agli italiani con cui la sera del 26 Gennaio 1994 Silvio Berlusconi annunciò il suo ingresso in politica. […]
Un tema da quarta elementare commentò “La Stampa”. “La banalità al potere.” “Scende in campo il ragazzo coccodè” scrisse Eugenio Scalfari nell’ editoriale della “Repubblica”, collocando il Cavaliere tra le oche da varietà di cui Renzo Arbore aveva fatto la parodia in “Indietro tutta”.
[…] Berlusconi non dovette affrontare soltanto l’ ironia della grande stampa, il gelo di Confindustria e dei Poteri Forti, le campagne contrarie della Rai (alle quali si opponevano quelle entusiastiche , ma di minore ascolto, di Retequattro e Italia 1). Dovette fare subito i conti con la magistratura. Fino al 20 Luglio 1993 la Procura di Milano aveva ritenuto di non dover coinvolgere Silvio Berlusconi nelle sue inchieste. Quel giorno, durante un pranzo con Antonio Di Pietro, gli chiesi come mai il Cavaliere e la Fininvest – tra tanti imprenditori e tante aziende sotto schiaffo- si fossero salvati. “Berlusconi” mi rispose il magistrato “finanzia i partiti regalando spot televisivi. E questo non è reato.” (Seppi più tardi che, per arrivare a questa conclusione, la Procura di Milano aveva visionato i documenti relativi alla questione. Ho già dato atto a Di Pietro di non aver mai – correttamente – smentito la circostanza, quando l’ ho riferita in altri miei libri.) Anche per questo Berlusconi si ritenne il destinatario di un messaggio lanciato da Francesco Saverio Borrelli sul “Corriere della Sera” del 20 dicembre 1993: “Quelli che si vogliono candidare, si guardino dentro. Chi non è pulito è meglio si tiri indietro. Chi lo è vada avanti tranquillo”. Più tardi, a metà febbraio, il procuratore aggiunse: “Chi vuole candidarsi si faccia un esame di coscienza”.
Allorchè, nell’ autunno del 2004, ricordo a Di Pietro che nell’ estate del 1993 lui mi spiegò le ragioni per le quali Tangentopoli non aveva colpito il Cavaliere, l’ ex magistrato sposta il discorso più avanti e mi dice: “Quando nel gennaio 1994 Berlusconi annunciò la sua discesa in campo, non ricordo se presso la Procura della Repubblica di Milano risultassero 23 o 31 procedimenti giudiziari nei confronti di aziende o persone del suo entourage. E’ dunque lecito chiedersi se l’ autorità giudiziaria se l’ è presa con Berlusconi perché si è messo in politica se Berlusconi si è messo in politica perché l’ autorità giudiziaria se l’ è presa con lui”.
Ho fatto una verifica presso gli uffici legali che assistono il Cavaliere e mi è stato detto che, nel gennaio 1994, Silvio Berlusconi non aveva nessun procedimento a carico. […]
 In compenso, dopo aver deciso di fare politica, Berlusconi fu il destinatario, da parte della Procura di Milano, di 17 inchieste nel 1994 e di altre 23 nel 1995. Quaranta inchieste in meno di due anni. […]


Tratto da "Storia d' Italia da Mussolini a Berlusconi" di Bruno Vespa