Giappone radioattivo: castronerie e falsificazioni?


Abbiamo spulciato nella storia di uno dei colossi energetici del mondo, la stessa azienda che coordina i lavori a Fukushima, la Tepco, colpevole secondo Greenpeace di aver occultato e manomesso dati importanti non solo in relazione alla sciagura avvenuta recentemente, ma anche circa le misure di sicurezza prese dalla società per mandare avanti le centrali.

Viviamo in un’era, quella dei mass media, che presenta questi eventi nel modo più filtrato possibile, quasi a volerci proteggere da quello che potrebbe essere il destino di ciascuno di noi. Tepco, la società energetica giapponese che coordina le centrali nucleari di Fukushima, starebbe addirittura insabbiando i veri dati su quello che sta accadendo nel luogo del disastro. Il 14 Marzo affermava con sicurezza che l’emergenza era cessata. In questo ultimo periodo invece, e non sono passati molti giorni dal disastro, ci troviamo a sentire notizie per niente rassicuranti. Il mondo chiede comunicazioni autentiche, fonti attendibili e l’azienda sembra volersi nascondere dietro la carrellata di scusanti ed escamotage che da sempre la velano.

Ricordiamo che il 2007 fu l’anno di un altro incidente atomico ad opera della Tepco, questa volta presso la centrale nucleare più grande del mondo: quella di Kashiwazaki-Kariwa. Anche qui un terremoto fu la causa del versamento in mare di mille litri di acqua radioattiva. Dopo si scoprì che la centrale era stata costruita presso una faglia attiva.
Giustificazione per questo errore fu l’inconsapevolezza della presenza di tale corso d’acqua.
Da aggiungersi al sopracitato errore ci sono altri 97 incidenti nascosti scoperti dalla NISA, questi nel 2002 costarono il licenziamento di parecchi membri importanti del colosso e la caduta verso il profondo rosso dell’azienda che solo dal 2009 sembrava aver ripreso a interagire nella borsa mondiale.
Ma già da tempo Greenpeace ha pubblicato i resoconti di anni di studio effettuati sulla Tokyo Electric Power Corporation. Da questi emergono con tutta chiarezza i tentativi ben riusciti, durati anni, di occultazione e manomissione di dati sulla violazione delle norme di sicurezza: sarebbero stati presentati truccati alle autorità di competenza, così come sarebbero stato omessi i numeri reali dei morti sul lavoro e delle fughe radioattive nell’aria.

La Tepco possiede 17 reattori nucleari, e si presenta come la 4° società energetica più grande del mondo. E’ ed è stata una delle multinazionali che ha prodotto corrente elettrica in modo continuativo e costante, classificandosi e aggiudicandosi spesso gli aggettivi “sicura e regolare”. Purtroppo per Greenpeace non è così: l’associazione ambientale infatti dopo un periodo di studi e approfondimenti ha pubblicato un resoconto entro il quale sono presenti tutti gli errori, ogni omissione e ciascuna prova della NON-sicurezza di questi mostri nucleari, costringendo il colosso aziendale nel 2006 a fermare i reattori per sottoporli a controlli.
Questa la cronologia degli eventi fissata da Greenpeace dopo gli accertamenti effettuati sul colosso:

“2000. Un reattore della centrale di Fukushima viene spento.
Altri incidenti, con perdita di radioattività, erano stati già registrati in precedenza.

2002. A Fukushima vengono individuate fessurazioni nell’impianto di raffreddamento.

2004. Mihama: secondo Der Spiegel, quattro operai muoiono per una fuga di vapore surriscaldato nella centrale.

2006. Fukushima: viene registrata una fuga di vapore.

2007. Un terremoto danneggia gravemente l’impianto nucleare di Kashiwazaki-Kariwa (della TEPCO, il più grande al mondo come capacità produttiva); l’impianto è composto da sette reattori in teoria a prova di terremoto (almeno, questo era quello che vantava TEPCO). Invece, 1135 litri di acqua radioattiva si riversano nel Mar del Giappone. In seguito, si scopre che la faglia responsabile del terremoto del 2007 non è mai stata “ufficialmente” identificata dal momento che la centrale è stata costruita sopra la faglia.

2008. A Fukushima, un terremoto provoca la fuoriuscita di acqua da una piscina

2009-2011. Nel 2009, quattro persone vengono ferite per un incidente. Nel 2010 dopo numerosi interventi per aumentare la sicurezza e dopo ben undici incendi, solo due reattori erano stati riattivati”.
Una cosa è certa: dopo questo avvenimento l’opinione pubblica italiana rimarrà ferma sull’idea che nella penisola, una centrale nucleare non “s’à da fà!”.


Giada Passanisi