Una forza del bene

Francia e Gran Bretagna stanno conducendo l'intervento in Libia. Giustamente




Che si trattasse di avventatezza o di convinzione, Nicolas Sarkozy ha sicuramente agito con coraggio. Il presidente francese è stato il primo a riconoscere il "Consiglio nazionalea Bengasi, il primo a parlare della necessità di attacchi aerei e il primo ad inviare aerei per respingere forze predatorie di Muammar Gheddafi. E' stato senza dubbio il più grande momento diplomatico e militare della sua presidenza. Questo per quanto riguarda la vecchia storiella americana sulle scimmie mangia-formaggio che si arrendono (cheese-eating surrender monkeys).


Sarkozy non ha agito da solo, naturalmente. La sua alleanza con la Gran Bretagna di David Cameron era indispensabile. E l'America, in ritardo, ha svolto un ruolo politico e militare indispensabile. Eppure, questa azione si differenzia dal precedente modello dell'America che guida e della Gran Bretagna che segue, con la Francia che opportunisticamente appoggia gli americani (Iraq, 1991) o si oppone (Iraq, 2003). Questa volta l'America vuole tirarsi indietro. Così per la prima volta dopo la crisi di Suez del 1956, la Gran Bretagna e la Francia sono in prima linea in un'azione militare in Medio Oriente. Questo non vuol dire che ritornano ad un imperialismo vecchio stile, entrambe sono troppo indebolite per questo. Gli inglesi e i francesi sanno che devono agire insieme per esercitare una certa influenza. E per farlo, devono superare l'eredità di Suez.


Nel 1956 i due, collusi con Israele, attaccarono l'Egitto per riprendere il Canale di Suez, che era stato nazionalizzato da Gamal Abdel Nasser. Anthony Eden, l'allora primo ministro britannico, lo vedeva come un nuovo Hitler. I francesi non sopportarono il suo appoggio alla resistenza al loro dominio in Algeria. L'America considerò l'attacco come un atto di imperialismo che incendiò il mondo arabo e beneficiò l'Unione Sovietica. Costrinse gli invasori alla ritirataconcedendo a Nasser una vittoria, determinando la caduta di Eden, accelerando la decolonizzazione e inaugurando un'era di dominio americano nella regione.


Gran Bretagna e Francia, la cui alleanza è datata all'Entente cordiale del 1904 e alle due guerre mondiali, hanno avuto opposte lezioni da questa umiliazione. I britannici hanno deliberato di aderire all'America. Anche i loro missili nucleari sono stati forniti dagli americani. La Francia ha scelto una maggiore autonomia. Ha cercato di costruire il progetto europeo come contrappeso all'America e di creare la sua forza nucleare indipendente: la Force de frappe. Un decennio più tardi si ritirò dal comando militare integrato della NATO.


Come due medie potenze europee, entrambe con seggio permanente al Consiglio di sicurezza dell'ONU e il lascito di un impero, la Gran Bretagna e Francia sono al tempo stesso partner e rivali naturali. In questi giorni, si sono spinte ad una maggiore cooperazione. Uno dei motivi è la decisione di Sarkozy di far tornare completamente la Francia all'ovile della NATO. Un altro è l'indebolimento della domanda francese all'UE per sviluppare il proprio potenziale militare. Infine, l'aumento del costo delle armi avanzate sta guidando entrambi a cercare risparmio per la difesa. Nel mese di novembre la Gran Bretagna e la Francia hanno firmato un patto di difesa per condividere il potenziale militare, compresa la ricerca sulle testate nucleari e le operazioni delle portaerei. Benvenuti all'Entente frugale, hanno detto i burloni.


E' sorprendente come nell'intervento a guida europea in Libia le due grandi istituzioni con sede in Europa, la NATO e l'UE, sono state finora lasciate ai margini. Questo in parte perché entrambe hanno membri che sono scettici o addirittura ostili all'avventura libica, in particolare la Germania e (nella NATO) la Turchia. In parte è perché le vecchie abitudini sono dure a morire, anche nella foga di un'azione militare in Libia. La Francia ha resistito al desiderio della Gran Bretagna di vedere la NATO prendere in consegna la missione. La Gran Bretagna si opponeva ai tentativi francesi di ottenere la guida dell'UE di una forza navale che faccia rispettare l'embargo sulle armi. Un compromesso si sta delineando: la NATO fornirà coordinamento militare, ma i politici dei partiti alleati daranno direzione politica. L'UE può quindi usare i suoi embrionali strumenti militari per offrire aiuti umanitari.


Data tale cacofonia, si comincia a simpatizzare con l'unilateralismo di Donald Rumsfeld, segretario alla Difesa americano durante la seconda guerra in Iraq, che ha decretato che "la missione determina la coalizione ". Ma, come l'America ha trovato sia in Iraq che in Afghanistan il sostegno istituzionale aiuta a mantenere una coalizioneL'Italia, tra gli altri, ha chiesto la leadership della NATO. Un'altra lezione senza tempo è il vantaggio di assicurarsi l'appoggio delle Nazioni Unite e del mondo arabo. "Suez? Questo è diverso. A Suez, non avevamo gli arabi ", dice Alain Juppé, ministro degli Esteri francese.


La crisi libica buca anche qualche speranza gonfiata in altri paesi europei. L'Italiaex potenza coloniale, è completamente rimasta fuori dal mondo in un primo momento resta un giocatore minore. Gli est-europei sono stati tranquilli. Sebbene molti implichino che la Germania stia emergendo come una potenza "normale", liberata dal senso di colpa post-guerra, resta portatrice di handicap, con l'impulso pacifista ancora estremamente potente. La Germania voleva sanzioni contro il colonnello Gheddafi, ma ha esitato quando non sono riusciti a fermarlo. Non lascerebbe nemmeno che le sue navi facciano rispettare l'embargo sulle armi alla Libia. L'avversione della Germania all'uso della forza, anche dai suoi alleati, deve sollevare nuovi dubbi circa la sua richiesta di un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU.


La Libia ha anche esposto l'assurdità del sogno di un esercito europeo. A cosa servirebbe se la Germania (o qualche altro paese pacifista) ha rifiutato di permettere di proteggere le persone da un tiranno alle porte dell'Europa? Quindi l'uso della forza militare resterà un problema soprattutto per coloro che sono disposti e in grado di esercitarlo. Ciò significa che la Gran Bretagna e la Francia continueranno a dettare i termini dell'impegno militare europeo. Esse rappresentano quasi la metà della spesa militare complessiva dell'Europa e più di due terzi di quello che si spende per ricerca e sviluppo militare. In più Gran Bretagna e Francia possono condividere le risorse, le migliori in Europa per potenza militare. Il successo in Libia potrebbe stimolare ad una maggiore integrazione; un fallimento potrebbe spingerli a parte di nuovo. La posta in gioco in Libia è ovviamente elevata per il futuro del popolo libico. Ma anche per dedicare un pensiero al futuro della cooperazione europea per la difesa.


Tradotto da un articolo dell'Economist