La tecnologia entra a scuola

La scuola ha bisogno di adattarsi al nuovo mondo dei nativi digitali, ma l'Italia sembra essere ancora indietro
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Tecniche di apprendimento tecnologiche

La tecnologia entra a scuola per adattarsi ai cosiddetti "nativi digitali", ovvero quella generazione di ragazzi e ragazze nati tra il 1996 e il 1997 con le tecnologie informatiche e digitali; cambieranno, infatti, secondo l'agenda europea di Lisbona, che ha posto tra le sue Raccomandazioni l'alfabetizzazione digitale, le tecniche di apprendimento nelle scuole:
si parte dalle aule, che verrano trasformate tecnologicamente, per arrivare al cambiamento del sistema di apprendimento, che sarà meno indipendente e più socializzante.


Nuovi strumenti educativi

La tecnologizzazione dell'educazione potrebbe partire proprio dall'arrivo di nuovi strumenti e di vecchi riadattati: i sistemi più gettonati saranno l'apprendimento via web (soprattuto tramite social network), libri elettronici e lavagne interattive. Il linguaggio educativo in crisi, sarà adattato ai nativi digitali attraverso la didattica multimediale.

L'Italia deve darsi da fare

L'Italia, per quanto riguarda l'educazione, è un po' indietro rispetto alle altre nazioni europee: il 19% dei giovani italiani (18-24 anni) abbandona la scuola e non lavora e solo il 76% dei ragazzi ha l' istruzione secondaria. L'Europa mira al 10% per l'abbandono e all'85% per l'istruzione entro il 2020. La domanda è: arriveremo al "traguardo"?

Materie umanistiche anche nella nuova scuola

C'è chi dice che le materie classiche siano gli strumenti per una scuola migliore: è il caso della filosofa americana Martha Nussbaum, che dà un allarme alle scuole, affermando che non si possono eliminare gli studi umanistici dai programmi scolastici, perchè formano la mente, aiutando a ragionare, e fanno nascere un sistema democratico. Tutto questo, dice, non prescinde dall'insegnamento delle materie scientifiche, ma anzi le favorisce.