Pd: "no a processo breve"


Roma- Avvio a Montecitorio dei due giorni di lavori per l'approvazione del ddl S.1880, che pretende di affrontare le “misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi”. Il disegno di legge, meglio conosciuto come processo breve, venne presentato al Senato della Repubblica nel 2009 dalla maggioranza parlamentare di centrodestra. Approvato il 20 gennaio 2010 dal Senato, si presume che tale ddl sia stato messo a punto dall'onorevole Niccolò Ghedini, deputato del Pdl, oltre che legale di Silvio Berlusconi. La sua apparizione ha da sempre destato critiche negative e pareri piuttosto contrari provenienti da organi parlamentari e magistratura. Le critiche riguardano l’incostituzionalità del ddl espressa dal Partito Democratico, Italia dei valori e Rifondazione Comunista. Contrarietà espressa in parallelo dall’ Associazione Nazionale Magistrati e dall’ex presidente della Corte Costituzionale, Antonio Baldassarre che definì il ddl “imbarazzante”.

L’opposizione dichiara guerra al disegno di legge, che qualora venisse approvato andrebbe a favorire situazioni processuali in cui è invischiato il Presidente del Consiglio (caso Mills); gioverebbe agli indagati nei processi della Parmalat, della Cirio, Eternit e ThyssenKrupp, che ne uscirebbero graziati, poiché il ddl prevede l’estinzione di quei processi per i reati quali corruzione e concussione. L’arma che i deputati del Pd sfodereranno sarà la testimonianza delle tante “effettive vittime della giustizia negata”. I volti, i numeri e i nomi delle tante vittime di mafia il cui appello, a una giustizia morale e civile, rimarrà silente. E’ di Nicola Gratteri, procuratore della DDA di Reggio Calabria, la definizione “regalo alla mafia”, a proposito del processo breve. Un disegno di legge, la cui applicazione lascerebbe impuniti i rei dei crolli dell’Aquila; i familiari della Casa dello Studente e del Convitto Nazionale lanciano un forte appello di denuncia sul processo breve, definendolo “una mannaia sui crolli assassini” e dichiarando la loro presenza di protesta davanti a Montecitorio.