Un futuro ecosostenibile: "Si può fare!"


Il caos quotidiano, l’inesorabile progresso tecnologico e il sempre più dilapidante consumismo sono tutti elementi che distraggono l’attenzione pubblica da un problema che se non troverà al più presto risoluzione porterà immani conseguenze all’intero ecosistema mondiale: il problema in questione è “l’inquinamento globale”. 


Viviamo in un'epoca allo stesso tempo affascinante e temibile, affascinante perché mai come adesso il futuro del Pianeta Terra è soprattutto nelle nostre mani, temibile perché la nostra generazione è la prima, da quando la specie umana è comparsa sulla Terra, ad avere il potere di distruggere in poco tempo tutto quello che ci proviene dal passato, compromettendo irrimediabilmente quello che potrebbe esistere in futuro. 


Un’economia è ecologicamente sostenibile (principio enunciato dallo “statuto” di Greenpeace) solo se soddisfa il principio di sostenibilità, criterio che affonda le sue radici nella scienza ecologica. Per anni chi si è battuto in difesa dell'ambiente è stato visto come un'utopista, un visionario, un sognatore, o peggio, come un oppositore del progresso umano. 


I leader mondiali capita, anche se tardivamente, la consistenza del problema hanno deciso di riunirsi al tavolino e ben 176 Paesi del Pianeta hanno firmato il protocollo sulle politiche ambientali il tanto citato protocollo di Kyoto. Il protocollo di Kyoto prevede l’obbligo di riduzione dei gas clima-alteranti, nel periodo 2008-2012, gli stessi Paesi devono predisporre progetti di protezione di boschi, foreste, terreni agricoli che assorbono anidride carbonica, (i cosiddetti ''carbon sinks', cioè immagazzinatori di CO2) e infine qualora i Paesi mancheranno di raggiungere gli obiettivi preposti questi ultimi andranno in contro a durissime sanzioni. 


Nota degna di particolare attenzione, è l’atteggiamento di alcuni stati nei confronti del protocollo di Kyoto. Nel 2001 gli USA si sono ritirati dal tavolo dell'accordo, affermando che quest’ultimo avrebbe danneggiato l'economia U.S.A. e avrebbe ingiustamente favorito i Paesi in via di sviluppo. Le organizzazioni internazionali hanno ad oggi una scarsa influenza sui governi di ogni singolo stato e le direttive internazionali poste a salvaguardia dell’ambiente sono spesso sovrastate dagli interessi economici.


 E’ quanto mai necessaria, oggi più di prima, una svolta sociale che dall’attuale sistema energetico mondiale, basato sui combustibili fossili passi ad un sistema energetico di stampo ambientalista, basato su energie rinnovabili, pulite, dall’impatto ambientale minimo, come l’idrogeno. Basti pensare che nel 1985 la Fiat produsse il suo primo motore a idrogeno e che già da luglio 2010 è in funzione a Venezia la più grande centrale a idrogeno del mondo, quindi si può affermare con fermezza che le risorse scientifiche ci sono, necessitano però di una politica seria e coesa al raggiungimento del bene comune, salvaguardare l’ambiente così da regalare a noi e ai nostri figli un futuro migliore.