Bahrain: Il Washington Post invita gli USA ad intervenire

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Data la guerra civile in Libia e la serie di massacri di manifestanti dell'opposizione in Siria, non è sorprendente che un altra brutta campagna di repressione, nell'Emirato del Golfo Persico del Bahrain, non abbia ricevuto molta attenzione. A suo modo, tuttavia, il Bahrain potrebbe rivelarsi cruciale per l'esito delle rivolte arabe di quest'anno - e migliorare o danneggiare gli interessi strategici degli Stati Uniti.



Il Bahrain ospita la quinta flotta degli Stati Uniti, che pattuglia il Golfo Persico ed è vitale per il contenimento dell'Iran. Ma la famiglia Al-Khalifa, che regna sull'isola, ed è stata a lungo uno stretto alleato degli Stati Uniti, sta ignorando le obiezioni dell'amministrazione Obama, perseguitando sistematicamente chi si è unito a un movimento per la democrazia all'inizio di quest'anno. Da quando le azioni repressive sono cominciate, il 14 marzo, più di 800 persone sono state arrestate, in gran parte della comunità maggioranza sciita: molti sono stati torturati e quattro sono morti in carcerePiù di 1.000 persone sono state licenziate, in un paese di 700.000 abitanti. I dipendenti pubblici stanno subendo pressioni per firmare un giuramento di fedeltà al regime sunnita.


Domenica scorsa le autorità hanno iniziato un processo ai principali 21 attivisti, accusati di complottare per rovesciare il governo Gli improbabili cospiratori vanno dal leader della maggiore organizzazione militante sciita del Bahrein, che è tornato dal suo esilio a Londra durante le proteste, al capo di un partito laico liberale sunnita, la cui sede è stata recentemente incendiata.


Altri che sono stati portati davanti al giudice sono importanti attivisti per i diritti umani, religiosi sciiti e blogger. Agli imputati non è stato consentito il contatto con i loro avvocati e hanno ottenuto soltanto una telefonata alle loro famiglie. La maggior parte dicono di essere stati torturati e alcuni sono stati gravemente feriti.


La grossolana strategia politica del regime è sostenere che la sua opposizione è ispirata e controllata dall'Iran - sebbene non ci siano prove che Teheran abbia nulla a che fare con le proteste di massa o il loro programma democratico e laico. Quelli sotto processo sono accusati, inverosimilmente, di avere legami con "una organizzazione terroristica all'estero che lavora per un paese straniero." Alla fine, l'Iran rischia di essere il beneficiario della repressione, che ha avuto l'effetto di polarizzare il paese lungo linee settarie e eliminando i sostenitori di una moderata riforma politica.


L'amministrazione Obama ha incoraggiato il percorso di riforma, che è stato per breve tempo perseguito dal membro più liberale del regime, il principe ereditario Salman bin Hamad al-Khalifa. Ma dal momento che l'Arabia Saudita ha inviato truppe nell'isola il 14 marzo, il regime ha praticato un'implacabile repressione confessionale, con l'appoggio di Riyadh. Riluttanti a criticare i massacri anche da un'avversario degli Stati Uniti come la Siria, l'amministrazione è stata particolarmente attenta al Bahrain. Il suo messaggio moderato, ribadito la scorsa settimana dal Dipartimento di Stato, è che "non vi è soluzione di sicurezza per risolvere le sfide che il Bahrain affronta".


L'amministrazione sta chiaramente cercando di proteggere le relazioni strategiche con il Bahrain. Ma, tollerando la repressione si stanno mettendo in pericolo gli interessi a lungo termine degli Stati Uniti, dato che è probabile che la repressione abbia un effetto boomerang, prima o poi, sia contro il Bahrein che contro le famiglie e i regnanti sauditi. Il modo migliore per proteggere gli interessi americani è quello di raccontare entrambi i regimi che un rapporto di sicurezza duraturo con gli Stati Uniti dipende dalla fine delle politiche di repressione settaria e dall'attuazione delle riforme moderate. Nel frattempo, è il momento di cominciare a cercare una nuova casa per la quinta flotta.


Tradotto da un articolo del Washington Post